Legno, avorio, vetro, ottone, cuoio e perfino sabbia per navigare. Navigare in un mare di pietra, ventoso e procelloso. Perché valeva la pena rendere eterno, nel passato, un atto straordinario, incredibile di arditezza proprio come quello dell’andar per mare. Affidandosi a scafi piccolissimi, quelli che qualcuno chiamerà “gusci di noce”. E a qualche metro quadrato di tela sopra il quale non poteva non garrire (come ci racconta anche il marmo) una qualche insegna o una qualche bandiera, che proclamava, urlava in ogni porto l’atto di straordinario coraggio perpetrato affrontando l’immensità dell’acqua, di ogni grande distesa d’acqua. Clessidra, bussola, ottante, compasso, meridiana, orologio solare, grafometro. Strumenti, tutti, importanti e sempre più imprescindibili e per di più belli. Nel senso che allora all’utilità, alla funzione, si doveva aggiungere la qualità intrinseca dell’oggetto che distingueva chi lo possedeva ribadendone la collocazione nella scala sociale. Con passare degli anni e con l’accelerazione informatica dell’oggi, di tutti quei materiali necessario all’andar per mare rimane solo il silicio, la sabbia allora indispensabile alla misurazione del tempo nella clessidra. Ma non è più visibile nei classici e in qualche caso fastidiosi, se finiscono chissàdove, granellini. Ora è celato nei circuiti integrati che formano il cuore dei sistemi computerizzati che, basandosi sui satelliti geostazionari, conducono chiunque, perfino in viva voce, ad una meta. Silicio, sabbia, sabion… E apparecchietti plasticosi che unificano le funzioni, sostituiscono definitivamente tutti quelli del passato, che risultano utilissimi ma… ma… Ma. Il museo del domani cosa sarà? La casa del sabion che non si vede, la casa dei gusci di plastica variopinta, la casa del monitorino fatto di cristalli liquidi dove scorrono mari, luoghi, strade ma… se manca la forza motrice ovvero la corrente elettrica ci si perde? Ci si sperde in quel mare ventoso e procelloso che invece, stabilizzato sul marmo, dai muri di due chiese veneziane continua da secoli a raccontare del coraggio straordinario dei marinai di un tempo?


Carlo Montanaro

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